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domenica 6 novembre 2011

Un falso di Zhang Xiaogang proposto in asta a Pechino.


Zhang Xiaogang è uno tra i pittori più in voga per l’arte contemporanea cinese. Fu un esponente di spicco del movimento “Realismo cinico” ed è noto per i suoi ritratti moderni in monocromia, con evidenti punti di contatto con la Pop art.
La sua ascesa nell’olimpo dell’arte cinese e internazionale, avendo più volte battuto i record d’asta in pochi anni, è legata al cosiddetto “Gruppo dei quattro” già accennato su questo blog in merito ad Execution” di Yue Minjun, altrettanto eminente collega di Zhang.

Un suo “Ritratto di giovane ragazza”, proposto in asta a Pechino nel corso della sessione autunnale di Tranthy International Auction, si è rivelato essere un falso, dichiarato tale dallo stesso Zahg Xiaogang che non ha risparmiato critiche verso l’accaduto.

lunedì 13 giugno 2011

"Execution" di Yue Minjun e il Realismo cinico.

Tra il 2006 ed il 2007 è avvenuta una vera e propria esplosione, nel mercato dell’arte, per il fenomeno della “Banda dei quattro”, da non confondere con l’omonimo gruppo politico cinese.

Si trattava infatti di quattro artisti cinesi (Yue Minjun, Wang Guangyi, Zhang Xiaogang e Fang Lijun), i quali militarono nei movimenti studenteschi filo-occidentali durante la stagione che terminò nel 1989 con il massacro di piazza Tian’ammen.

Relegati ai margini della società pechinese, nei primi anni novanta crearono un movimento artistico che chiamarono “Realismo cinico”, con evidente ironia nei confronti del “Realismo socialista”, importato in Cina da Mao.

Il loro stile di vita provocatorio ed una forte assonanza delle loro opere con la Pop Art, ottenuta con un interessante impasto di simboli ed icone ripetitive, sono stati i primi ingredienti del successo commerciale, seppure mosso da complessi meccanismi forse meno trasparenti innescati dagli artisti stessi.

Nel 2007 “Execution” di Yue Minjun, opera del 1995, passava di mano da Sotheby’s, a Londra, per oltre 4 milioni di euro.

"Execution" di Yue Minjun. 1995



















L’opera rievoca con acuta schiettezza la strage avvenuta nel 1989 a Pechino.
Yue inserisce nei propri quadri un autoritratto che ride di situazioni niente affatto divertenti.